“Il punto è, signore e signori, che l’avidità è buona

L’avidità è giusta

L’avidità funziona

L’avidità chiarifica, passa attraverso e cattura l’essenza dello spirito dell’evoluzione

L’avidità in tutte le sue forme

avidità per la vita, per il denaro, per l’amore, per la conoscenza

ha segnato verso l’alto l’ondata dell’umanità”

Sono passati 32 anni da quando Michael Douglas ha vestito i panni dello spietato squalo Gordon Gekko in “Wall Street” e dal suo celebre discorso sulla bontà dell’avidità.

Dopo la crisi del 2008 il mondo finanziario forse non è più quello descritto nel film, ma nonostante le differenti dinamiche con cui abbiamo a che fare, dobbiamo constatare che personaggi e situazioni fin troppo simili continuano a ripetersi.

Il fine della finanza dovrebbe essere il sostegno all'impresa e al lavoro, mentre oggi si lavora per mantenere una finanza sempre più avida.

L’avidità e l’ignoranza sono le progenitrici dell’attuale crisi finanziaria.

Continuano ad essere di grandissima attualità: la ricerca di arricchimento facile e rapido, con più o meno sforzo, la tentazione, il fascino del denaro e un qualche trauma, derivante dall’intreccio di cui sopra.

La differenza è che oggi non si è obbligati ad avere la determinazione di Buddy Fox per entrare nel mondo degli investimenti.

Bastano un pc portatile, qualche risparmio, una connessione ed il contatto con qualcuno che ti indirizzi e ti influenzi nelle tue decisioni finanziarie, nel bene e nel male.

Cercare di ottenere risultati migliori è indice di sana competizione, non solo con gli altri ma anche con noi stessi, e desiderio di migliorare e progredire.

Senza questa preziosa qualità ed attitudine, non esisteremmo come civiltà. In questo aveva ragione Gekko.

Il problema però risiede ancora una volta nella MISURA. E’ un attimo varcare il confine tra vizio e virtù.

L’avidità trova terreno fertile per manifestarsi

in chi ha pochi soldi e ne vorrebbe

e in chi ha già i soldi, ma ne vuole di più

Più nel dettaglio e a titolo esemplare (ma neanche troppo), CHI HA POCHI SOLDI E NE VORREBBE, si pone domande tipo:

  • Cosa posso fare con 1.000€?
  • Quanto si può guadagnare con 10.000€?

Alla domanda: “cosa posso fare con 1.000€?” esattamente che tipo di risposta onesta uno si aspetta di ricevere?

Come si può pensare di poter giocare “coi grandi”, se tutto quello che si ha da mettere sul piatto non corrisponde neanche alle fiches di riserva degli avversari?

Questi personaggi non si chiedono mai quanto potranno perdere rispetto alla cifra iniziale.

Tutti spavaldamente – in modo ingiustificato - ottimisti nel dare per scontato che guadagneranno, l’unica incognita è solo quanto. Come se spettasse loro di diritto questo guadagno, solo per la presenza, quasi fosse uno stipendio.

Il RISCHIO è l’unico aspetto da tenere sempre a mente. E invece la gente lo snobba.

La paura di perdere quel gruzzolo di risparmi è talmente nascosto, ma non per questo meno potente, da negare a priori a sé stessi di pensare alla possibilità che si possa verificare il peggio.

I mercati finanziari richiedono di essere affrontati senza la paura di perdere soldi. Altrimenti sarà la prima cosa che succederà.

Mai fare fiutare allo squalo l’odore del sangue.

Alla domanda: “quanto si può guadagnare con 10.000€?” non credo esista una risposta, ammesso che non si tiri a caso. Eppure è una domanda che viene posta spessissimo.

Se uno pensa di “tirarci fuori uno stipendio” con 10.000€, deve essere veramente molto capace. Deve riuscire a perdere pochissimo e guadagnare alte percentuali ogni mese. C’è da chiedersi allora perché non lavori da Goldman Sachs, se è così bravo.

Chi pretende di manovrare prodotti quali futures e opzioni con 5.000-10.000€  di capitale, è destinato ad essere sempre sul filo del rasoio, margin call dopo margin call… I broker non sono entità amichevoli, devono tutelarsi dal rischio insolvenza dei propri clienti, se questi non ci arrivano da soli (è scritto negli interminabili papiri che si firmano all’apertura del rapporto, ovviamente).

Il fatto che esista chi riesce a cavarsela anche piuttosto bene il più delle volte con capitali di partenza anche molto contenuti è la dimostrazione del fatto che è possibile arricchirsi rapidamente e con poco (in ogni modo sono casi sempre più rari, per via della complessità crescente dei mercati), ma quei pochi prediletti capaci di farlo non sono certo gente di primo pelo.  L’impresa non è automaticamente alla portata del primo “io speriamo che me le cavo” che passa.

Ne sa qualcosa chi ha vissuto brutte esperienze nei mercati OTC (over the counter), vedi il forex o le opzioni binarie, che finalmente sono saltate (ma che fatica e quanto spargimento di sangue!).

Questi strumenti non sono Il Male, anzi, sono un’ottima soluzione per chi ha risorse e conoscenze per gestirli, ma diventano il male quando il soggetto che li manovra rimane sedotto dalla leva finanziaria intrinseca che li caratterizza, “fino ad esaurimento scorte”. La leva non è per tutti.

Quando una cosa che vorremmo ottenere è molto al di fuori dalla nostra portata, sarebbe meglio accettarlo e mettersi l’anima in pace. Ci sono cose che non possiamo permetterci.

La verità è che certi strumenti non li puoi proprio toccare, se non hai un sufficiente capitale di partenza e la dovuta preparazione. E’ una regola scritta a caratteri cubitali all’entrata.

Per poter operare serenamente, senza andare nel panico ad ogni minima oscillazione di mercato a proprio svantaggio, è doveroso riconoscere cosa si può ragionevolmente ottenere, in positivo ed in negativo, tenuto conto delle risorse che concretamente si hanno e che si intendono mettere in campo in termini di tempo, impegno, pazienza e soldi.

Potersi permettere una bevuta al bar non garantisce che la serata si concluda in maniera eclatante.

CHI I SOLDI LI HA GIA’, MA VUOLE REGOLARMENTE “DI PIU’”, vive un altro tipo di avidità, quella che si fomenta con l’assuefazione, che è ancora peggio della dipendenza.

E’ molto difficile chiudere un’operazione e vendere in perdita,

è altrettanto difficile vendere quando si sta guadagnando.

Il diavolo tentatore fa dubitare, cominci a temere che potresti guadagnare di più se stai fermo… però se poi scende, perdo quello che sto guadagnando adesso… Arrivi a temere di provare rimorso e da qui partono le strategie evitanti.

Quando è abbastanza e cliccare su “sell”? Quando fermarsi dopo una serie consecutiva di operazioni toste, quando prendere fiato e tornare coi piedi per terra?

Non può piovere per sempre, ma non può neanche esserci sempre il sole.

Situazioni semi-paradisiache dove tutto va bene e ci si sente forti, euforici e al sicuro, sono bombe ad orologeria. L’overconfidence porta ad abbassare la guardia. Errore fatale!

Il money management trova risposte razionali a queste domande (e faresti bene ad usarlo – stop loss e take profit), ma non è garanzia di successo, perché paura-avidità-speranza non cercano risposte razionali. E’ qui la falla.

Altre domande che celano malamente un cattivo approccio al denaro ed alle attività ad esso legato sono: “quanto si può guadagnare (garantito) al mese, se investo 10-20.000€?” – “mi bastano xmila € per vivere di rendita?” (x di solito è troppo troppo basso). La serie potrebbe prolungarsi a lungo. Il senso è chiaro.

Il marketing finanziario conosce molto bene le nostre reazioni davanti alle emozioni più primitive (sono tutt’altro che degli sprovveduti!) e da questa nostra noiosa prevedibilità costruiscono esche apposta, a cui i più avidi spesso abboccano.

Noi rimaniamo dell’idea che è molto stupido incoraggiare comportamenti e aspettative di questo genere.

E nel lungo periodo non è neanche proficuo!

Uno studio americano presentato da ricercatori che operano in tutto il mondo ha fatto luce sulla relazione tra l’amore per il denaro e la positività delle performances finanziarie che ne conseguono (3600 investitori retail di 20 Paesi diversi).

L’Indice Love of Money dimostra che chi br-ama intensamente il denaro, è facile che si rovini, mentre i più pacati, o meglio ancora i più distaccati, se la passano molto meglio in campo finanziario.

Chi ama troppo il denaro, teme profondamente di perderlo: per questo tende ad essere iperattivo (nell’operatività stessa o nel suo controllo), e vagheggia risultati immediati, rinviando una pur pallida idea di risparmio, o peggio di pensione, il più tardi possibile.

L’avidità è proprio una pessima consigliera.

Luana Velardo

Bankarate – la Mente