Già nella mitologia greca si narrava che la speranza fosse l’unico bene rimasto agli uomini dopo che Pandora, la bella e curiosa fanciulla plasmata su ordine di Zeus per punire Prometeo per aver rubato il fuoco, aprì il famoso vaso di Pandora. 

 Questo scrigno era pieno di tutti i doni e i mali del mondo e non avrebbe mai dovuto essere aperto. Così non fu e, dopo l’apertura, tutti i mali uscirono liberamente, lasciando sul fondo solo la speranza, con il compito di alleviare i mali e le sofferenze del mondo. 

Abbiamo visto la forza dirompente della paura, che può portare alla paralisi nelle sue manifestazioni più intense e dell’avidità, che può arrivare ad accecare completamente il senno, nel bramare intensamente un certo risultato.

Paura ed avidità scatenano forti reazioni emotive che in Borsa si traducono in errori clamorosi. Anche la speranza, se male indirizzata, può condurre a gravi errori quando si tratta di investimenti finanziari, ma la sua manifestazione è molto più subdola, perché per sua natura la speranza non scatena un’emozione forte, bensì tende a far abituare alla sua presenza in maniera logorante e quasi soporifera.

Non c’è condivisione sul fatto che la speranza sia una vera e propria emozione. Alcuni la intendono una caratteristica dell’individuo, altri uno stato di coscienza, altri ancora un potere interiore, chi uno stato motivazionale, chi una credenza, chi una rappresentazione mentale o anche un’aspettativa.

Il tema della speranza è stato oggetto di ricerca nei secoli da parte di filosofi, teologi, sociologi, politici e scienziati e nell’ultimo secolo ha interessato anche gli psicologi. Oggi la speranza è considerata un elemento centrale nei processi di avviamento e di mantenimento del cambiamento in positivo.

La speranza è l’aspettativa positiva di raggiungere un obiettivo nel futuro
(Menninger, 1959)

Ora vedremo i suoi effetti, non sempre positivi, relativamente alle nostre decisioni – o indecisioni – economiche.

Elemento essenziale del pensare e dell’agire umano, grazie alla speranza affrontiamo percorsi di vita e sfide talvolta anche duri e in salita. Se non ci fosse la speranza a supportare la nostra motivazione, cadrebbe ai nostri occhi ogni possibilità di cambiamento, soprattutto in situazioni difficili.

Però quando si tratta di Borsa, la speranza spesso nasconde una trappola: approcciarsi agli investimenti finanziari aggrappandosi ad essa, è il primo passo per un doloroso fallimento, se non nel breve, certamente nel medio/lungo periodo.

In Borsa questo purtroppo è un classico: dopo un investimento andato male, ci si attacca alla speranza di recuperare la perdita per giorni, settimane, mesi, talvolta anche anni. Ne sanno qualcosa gli azionisti di molte banche italiane dell’ultimo decennio, per citare solo uno dei casi più eclatanti presenti in troppi portafogli azionari.

Una conseguenza pratica di questa abitudine a dir poco disfunzionale è di abituarsi al dolore della perdita, fino poi a disinteressarsi completamente dell’operazione e finire col dimenticarla.

Questa è la mesta fine di tante operazioni, nate con l’intento di durare poco tempo, giusto per una speculazione “toccata e fuga”, mentre poi ci si ritrova all’improvviso che la speranza si è trasformata in disperazione, superata la cui soglia si arriva a livelli di difficile tolleranza e di arduo recupero, in cui arrivano appunto le vendite per disperazione.

Altrimenti si rimane intrappolati e si diventa magicamente convinti cassettisti.

Quanti investitori carichi come molle su un titolo che sembrava promettere “mari e monti”, per riservare poi solo “lacrime e dolore”!

Quanti altri rimasti bloccati e speranzosi sulla bontà delle loro previsioni, che prima o poi sarebbe successo quello che si aspettavano succedesse...

Poi quando questo non succede e non si può più negare l’evidenza della sconfitta, con la coda tra le gambe per rimediare mentalmente al danno subìto, si inventano comiche scuse del genere: “le lascerò come investimento per i miei figli” o più probabilmente ai nipoti... ammesso che rimanga qualcosa.

Ci cascano tutti: asini, castori e gufi.

Per vedere chi sono gli asini, i castori ed i gufi in Borsa, leggi BANKARATE. MANUALE DI AUTODIFESA DAI COLPI BASSI DEL MERCATO

Lasciate ogni speranza voi ch’entrate” dovrebbe essere il messaggio di benvenuto per quelli che aprono i conti con broker farlocchi e usano leve vertiginose da far rabbrividire anche un’intera squadra di paracadutisti.

Mentre in realtà il messaggio all’ingresso è più facilmente qualcosa come: “Apri il conto da noi che ti regaliamo anche il bonus”. Normale amministrazione nel mondo del trading, soprattutto sul web, non molto dissimile dalle piattaforme dei Casinò e del Poker online.

Tante volte operazioni “di lungo termine” lo sono solo perché lo sono diventate, non di certo perché si stava davvero pensando di creare un’eredità per figli e nipoti in quel modo. Ma fa meno male raccontarsela così, uno dei tanti modi che il nostro cervello escogita per preservare l’ego.

Storie sentite e risentite fino alla nausea per chi frequenta con regolarità questo mondo, storie che ritornano di continuo come quelle canzoni del passato che ogni tanto vengono riproposte alla radio, magari da nuovi interpreti e con un nuovo arrangiamento. Storie destinate a ritornare, soprattutto per chi è poco propenso ad ascoltare l’eco dell’esperienza.

Quando interviene la speranza in Borsa?

- elenco non esaustivo, ma rappresentativo dei pericoli potenzialmente più dannosi -

  • Quando sei in posizione su un titolo e questo va dalla parte opposta e tu stai lì imbambolato a sperare che torni indietro almeno al tuo prezzo di carico (pregando anche qualche Santo in mezzo)
  • Quando speri che il titolo su cui vuoi operare arrivi al prezzo che ti piace tanto (di solito bassissimo se vuoi comprare ed altissimo se vuoi vendere), però intanto stai fuori e “aspetti e speri”...
  • Quando dopo un anno in cui te ne sei beatamente infischiato (questo vale per i risparmiatori poco coinvolti che delegano a qualcuno senza tenere il polso della situazione), speri che il tuo consulente abbia fatto un buon lavoro e ti dica che i tuoi risparmi sono regolarmente saliti, anche se magari è l’anno peggiore del decennio e tu manco lo sai, perché quando ne parlano alla tv, cambi canale - e guai leggere un giornale di economia e finanza. Poi caschi dalle nuvole e ti arrabbi quando la frittata è fatta.
  • Quando ce la metti tutta, ti metti l’anima in pace e capisci che senza formazione non vai da nessuna parte (in questo caso sei già anni luce avanti la media), però non ti orienti così bene in questa giungla e finisci preda di qualche venditore di sogni, che intanto per stare sul sicuro ti spenna qualche migliaio di euro con qualche corso o attività miracolosi. Sono soldi CHE NON RIVEDRAI MAI PIU’, neanche nei tuoi sogni più rosei (in cuor tuo lo sai benissimo, o quanto meno lo sospetti…). Il rischio di finire in questi giri è che in te nasce la speranza di riportare a casa almeno quanto speso per la formazione prima di dartela a gambe, e questo ti fa desistere dal mollare il formatore con cui ti sei cacciato in quel guaio. Magari, sperando di recuperare più in fretta, ti fai convincere anche a pagare altra formazione che ti promette di nuovo che si sistemerà tutto, però intanto fai acqua da tutte le parti. Bella fregatura vero?

“Se io avessi una botteguccia fatta di una sola stanza, vorrei mettermi a vendere sai cosa?
La speranza. Speranza a buon mercato!
Per un soldo ne darei ad un solo cliente quanto basta per sei.
E alla povera gente che non ha da campare, darei tutta la mia speranza senza fargliela pagare”
(Gianni Rodari)

Un difetto malefico di progettazione del nostro cervello è che consideriamo i soldi spesi per la formazione un tutt’uno con il capitale che abbiamo deciso di investire, come se fossero una perdita, quando invece sono un investimento. Sono 2 voci da tenere mentalmente ben separate (principio della contabilità mentale). Non è così scontato.

Non è facile - e in realtà neanche auspicabile – riuscire a liberarsi della speranza e neanche zittire le altre emozioni (cosa che sarebbe comunque impossibile e contro natura), perché ci appartengono da millenni.

Dobbiamo anzi ringraziarle per essere un filtro così prezioso per comprendere e affrontare il mondo.

La paura del fuoco ci ha salvato la vita

L’avidità per il progresso ci ha fatto evolvere come civiltà

La speranza nel futuro ci ha fatto perseguire i nostri obiettivi

Essere capaci di pensare in termini di probabilità non è di per sé sufficiente ad evitare errori radicati così nel profondo, che non dialogano con la nostra parte razionale e che sono i principali responsabili degli esiti delle nostre azioni. Sviluppare abilità computazionali e di apprendimento aiuta a riconoscerli, ma neanche riconoscerli ci salva necessariamente dal commetterli.

Per imparare ad affrontare con più padronanza le difficoltà con cui abbiamo a che fare quando manovriamo del denaro, è necessario impegnarsi ad andare sempre più a fondo nella conoscenza di cosa determina le nostre reazioni e le nostre decisioni.

Solo allenando e nutrendo allo stesso modo le conoscenze tecniche e le conoscenze della mente si può sperare di ottenere davvero grandi risultati costanti nel tempo.

Luana Velardo

>>> Inizia a leggere gratuitamente Bankarate