Nessun master in Alta Finanza e nessun artificio magico proteggeranno i tuoi investimenti e i tuoi soldi dalle fiamme roventi della sconfitta, se ti ostini a guardare nella direzione sbagliata.

In Borsa dobbiamo riconoscere che reagiamo visceralmente tutti alla stessa maniera di fronte a situazioni simili, o quanto meno percepite come simili.

Tutto sotto controllo: significa solo che siamo umani ed, in quanto tali, dotati di una componente razionale e di una componente irrazionale.

Sottovalutare la seconda non porta mai a niente di buono.

I Trading systems sono nati apposta per eliminare la componente emotiva e irrazionale, che è proprio quella che ci frega.

Non c’entra niente se il mercato va su o va giù e non c’entra niente neanche se si tratta di molti o pochi soldi sul piatto: ognuno di noi assegna ai soldi un peso del tutto personale, derivante da un’infinità di condizionamenti a partire da quando ci davano la paghetta e la mettevamo nel salvadanaio. Questa personalizzazione incide all’inverosimile sul risultato finale: 1000 euro per una persona possono essere una cifra ridicola e per un’altra una cifra astronomica – e non dipende solo dalla disponibilità economica complessiva, il cervello non ragiona solo coi numeri.

Il problema è: quanta PAURA ti sale quando vedi il saldo dei tuoi investimenti sceso a un livello che mai avresti voluto vedere, neanche nei tuoi peggiori incubi?

Quanto ti fai dominare dalla paura? La paura è in grado di rovinare in un solo colpo quanto di buono avevi fatto prima di scontrarti con lei?

Tutti abbiamo un punto di rottura, non tutti sappiamo dove è di preciso.

Per scoprirlo, bisogna uscire dalle cravatte e scendere in campo a sporcarsi le mani.

Siamo tutti vulnerabili: i professionisti si distinguono dai principianti in primis perché hanno dovuto imparare a gestire le emozioni, molto meglio e molto prima che i numeri!

D’altronde, il mercato non ci lascia molta scelta: o impari questa abilità, o presto ti ritroverai in balia della paura e non saprai come uscirne.

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant' è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.

Io non so ben ridir com' i' v'intrai,
tant' era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

Nel primo canto dell’Inferno Dante si trova smarrito nella selva oscura, senza neanche lui sapere come ha fatto a finire in questo luogo di peccato. Da lì inizia il suo viaggio verso la salvezza, intervallato dalle tre fiere, le belve che precludono a Dante il cammino, ma anche da qualche aiuto prezioso, come Virgilio.

Se fai trading o se fai alcuni investimenti, saprai già che rovinare all’inferno è più frequente e più facile di quello che si crede. Guarda solo i disastri combinati dalla malagestione di Banche tecnicamente o realmente fallite, che si sono mangiati i risparmi di troppe persone colpevoli solo della loro stessa inconsapevolezza.

L’inferno, oltre al conto in profondo rosso, è lo stato d’animo che ti pervade quando non ne hai azzeccata una, quando ancora ti blocchi su quel punto debole che ti porti dietro da una vita, quando trovi i tuoi investimenti preceduti dal segno meno e ancora in rosso, quando ormai è tardi per sperare in un reale recupero, quando non sai più con chi prendertela e rimani lì con la tua paura e non sai che fare.

Dobbiamo avere timore del mercato, che è ben diverso da paura.

La paura ha differenti gradi di intensità a seconda di chi la prova: il timore è la forma meno intensa della paura, è un momento in cui prevale ancora la propensione al piacere, seppur ci si stia rendendo conto della possibilità di poter perdere quel piacere. Questo è il momento in cui tenere la guardia alta e non distrarsi, perché a questo livello si può benissimo lavorare e ottenere grandi risultati.

A seguire in peggiorando, c’è l’ansia: quando sei 50-50 e fatichi a uscire dal conflitto. Tipo quando non sai se chiudere in perdita adesso o se portartela a domani (sapendo già che perderai di più).

La paura emerge quando il dolore, o la percezione di esso, domina e non si desidera altro che allontanarsi dalla fonte di dolore. Costi quel che costi. Quante volte si chiudono operazioni in perdita, pur di chiudere tutto e metterci una pietra sopra.

Il mercato ha tutte le carte in tavola per farci paura come e quando vuole e le minacce sono sempre dietro l’angolo, ancora di più quando si è beati come Alice nel paese delle meraviglie, perché è un periodo d’oro.

Nell’ambito degli investimenti finanziari, dovremmo imparare ad ascoltare e rispettare la paura quando si manifesta, perché è portatrice di un messaggio importante, e soprattutto dovremmo riconoscerla e risponderle al momento giusto, quando il timore sano e funzionale ci indirizza verso le azioni più ragionevoli.

 “Si non potes inimicum tuum vincere, habeas eum amicum”

“Se non puoi sconfiggere il tuo nemico, fattelo amico”

(Giulio Cesare)

I principianti hanno paura quando è troppo tardi, quando gli effetti sono talmente tanto visibili, che il punto di non ritorno è ormai alle spalle da quel bel pezzo. Come una carie arrivata al nervo: lì fa male e devi correre ai ripari d’urgenza, provando dolore e spendendo soldi.

Sempre di prevenzione si tratta.

I professionisti percepiscono il rischio con largo anticipo e fanno i conti anche con questo, mentre analizzano e decidono se fare o meno una determinata operazione. Hanno un atteggiamento di rispetto e umiltà nei confronti del mercato.

Si impara a suon di ceffoni, ma la polpa in soldoni è questa.

Se è scoppiato il pandemonio nei mercati finanziari che tutti conosciamo, è perché non siamo universalmente molto bravi a gestire le emozioni più primitive - PAURA, AVIDITA’, SPERANZA.

Tutto questo non è mai stato preso in considerazione dall’economia classica, eppure quando ci sono in ballo beni come i soldi – con tutti i significati che attribuiamo loro – i meccanismi innescati dalla paura in primis possono trasformarsi in situazioni davvero infernali.

Perdere soldi induce emozione di paura, perché fa sentire impotenti davanti al nemico, che sta erodendo il capitale - oltre che fare arrabbiare e/o rendere tristi.

E’ ben diverso limitarsi a leggere una tabella su un manuale edito da McGraw-Hill, rispetto a leggere il saldo del proprio conto, quando le cose vanno male sul serio.

La teoria e la pratica in teoria sono uguali. In pratica, non lo sono.

Quando proviamo paura, siamo predisposti a reagire in 3 possibili modi: attacco, fuga o immobilizzazione (quando il cervello riceve segnali ambigui con pesi pressoché uguali e non sa letteralmente cosa diavolo fare).

Quando le operazioni che hai in portafoglio vanno male, come reagisci?

  • Attacchi? Incrementi le posizioni?
  • Oppure fuggi? Chiudi tutto in perdita e non vuoi più saperne?
  • O invece ti immobilizzi, sperando in un intervento divino, tanto prima o poi dopo la pioggia c’è sempre il sole? Al limite uno può sempre lasciarli in eredità ai figli, o direttamente ai nipoti coi tempi che corrono…

Scegli tu se la paura sarà l’emozione che ti farà ripetere gli stessi errori o se saprai vederla per quello che è: l’emozione che ci protegge dalle minacce più pericolose – prima di tutto da noi stessi.

E ’nostra amica quando ci avvisa con le buone ma, se non la ascoltiamo, dopo sa usare solo le maniere forti.

Luana Velardo

Bankarate – la Mente