Nel 1997 la band prog rock anglosassone Marillion, non potendo sostenere le spese per un tour in Nord America, si rivolse direttamente ai propri fans, avviando una raccolta fondi online (cosa rivoluzionaria, visto che 20 anni fa internet non era impregnato così a fondo nelle nostre vite come adesso) e raccolse la bellezza di 60.000 dollari, con cui poté portare a termine il suo calendario concerti.

Visto che “squadra che vince, non si cambia”, i Marillion pensarono bene di ripetere la procedura nel 2001, stavolta per la registrazione di un nuovo album: chiesero così ai fans se fossero stati disposti ad acquistare l’album 12 mesi prima che fosse prodotto.

Anche in questo caso, obiettivo raggiunto.

I Marillion sono stati dei veri e propri pionieri del crowdfunding: forse non passeranno alla storia strettamente per la loro musica, ma in quanto a capacità imprenditoriali e comunicative si sono dimostrati decisamente avanti anni luce rispetto tutti gli altri.

In realtà, troviamo numerosi esempi nel passato che hanno anticipato, a volte anche di secoli, l’attuale crowdfunding, dalle prime comunità cristiane che si adoperavano per aiutare i più deboli, all’appello di Papa Urbano II nel 1095 per finanziare le crociate, alla raccolta per finanziare il piedistallo e l’installazione della Statua della Libertà.

Per crowdfunding o “finanziamento dal basso o della folla” si intende un gruppo di persone che utilizzano in maniera collaborativa il proprio denaro per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni che hanno idee e progetti innovativi da portare avanti, nel profit e nel non profit.

In una fase come quella attuale (credit crunch), in cui i canali di finanziamento tradizionali vacillano e le banche hanno chiuso i rubinetti (a meno che tu non abbia bisogno di soldi, unica casistica in cui puoi sperare di riceverne), il crowdfunding sta evolvendo e crescendo a vista d’occhio, anche per la sua capacità di coinvolgere gli investitori in modo più trasparente e diretto, visto che ci pone davanti gli occhi il progetto, la storia, i curricula dei fondatori e degli amministratori e possiamo seguirne quotidianamente gli sviluppi.

Non che questo sia la panacea di tutti i mali, visto che il rischio di cadere vittima di una qualche truffa o anche solo in qualche affare che si dimostra nei fatti peggiore di come era stato presentato, naturalmente non è azzerato neanche qua. A volte le cose non vanno bene: le campagne possono arrivare a non raccogliere i fondi minimi richiesti per poter partire o le società poi possono non risultare capaci di realizzare gli obiettivi preposti.

Il propagarsi di internet ha velocizzato la diffusione delle informazioni sui progetti e la facilità di raccolta fondi attraverso piattaforme di pagamento elettronico, come Paypal, molto più snelle, rapide, meno costose ed efficienti dei soliti canali bancari. Alcune ricerche hanno dimostrato anche un forte legame tra le probabilità di successo di un progetto e il numero di amici su Facebook (modello delle 3F family, friends and fools), quindi anche i social network si sono ritrovati ad avere un ruolo importantissimo nell’alimentare questo sistema.

Nel 2008-2009, in piena crisi post Lehman Brothers, sono nate oltreoceano piattaforme come Indiegogo e Kickstarter, con cui il crowdfunding si è diffuso in modo sostanziale, favorito anche dalla nuova tendenza culturale (Teoria long tail o coda lunga), secondo cui i consumatori apprezzano sempre quello che si addice loro di più, il che crea un numero sempre maggiore di nicchie.

In Italia la prima piattaforma di crowdfunding risale al 2005 ed è Produzioni dal Basso, ideata per finanziare autoproduzioni artistiche. Siamo partiti all’avanguardia, poi ci siamo un po’ arenati, soprattutto rispetto agli altri paesi europei, per limiti normativi e culturali (basti pensare che la propensione agli acquisti online ed alle operazioni economiche e finanziarie in Italia è ancora molto bassa, circa 20%, contro medie del 50-60% in Inghilterra, Francia o Germania).

Come funziona una campagna di crowdfunding?

Il progetto che necessita di finanziamenti viene presentato dai suoi ideatori su un portale proprio o su uno dei numerosi portali dedicati, con l’indicazione di tutti i dati che servono al potenziale finanziatore per farsi un’idea della bontà del business plan, per parteciparvi o meno. Una campagna di raccolta fondi ha una durata limitata nel tempo, in genere tra i 60 ed i 180 giorni, ed un obiettivo economico dichiarato per realizzare un determinato progetto.

In poche parole, viene disintermediato il processo di finanziamento, dato che le piattaforme abilitate mettono in contatto direttamente i beneficiari (progettisti) ed i finanziatori. In questi termini il crowdfunding è anche uno strumento di marketing per trarre vantaggio dalla “saggezza della folla”.

Il progetto deve essere funzionale e deve soddisfare un bisogno per arrivare ad aggregare consensi online ed offline, i quali vanno curati anche dopo aver raggiunto l’obiettivo di raccolta, rendicontando e raccontando loro nel dettaglio come sono stati spesi i fondi e cosa è stato realizzato.

I finanziatori possono essere semplici donatori (verso enti non profit e/o persone fisiche), o possono ottenere in cambio una ricompensa (reward) poco più che simbolica (come nel caso del lancio di prototipi o prodotti nuovi); oppure possono aderire al cosiddetto social lending (prestiti fra privati in cambio di un interesse) o al più diffuso e noto equity crowdfunding, in cui si assiste a dei veri e propri aumenti di capitale, con il finanziatore che ottiene in cambio una partecipazione nell’azienda, diventandone quindi azionista.

Dal 2012 l’equity crowdfunding è stato regolamentato in Italia dalla Consob, dato che si configura come una sollecitazione di pubblico risparmio e comporta rischi simili al mercato azionario.

Anche le Borse Valori stesse sono in estrema sintesi un fenomeno di equity-crowdfunding. Le società si quotano in Borsa per aprire il proprio capitale sociale alla moltitudine di investitori che investono risorse nelle azioni o quote, finanziando appunto la società in questione.

Questo sulla carta e in un mondo dove vigono giustizia e ordine.

Purtroppo alcune vergognose IPO degli ultimi anni sono servite solo ad arricchire avidi e impavidi imprenditori, che hanno sporcato la funzione stessa della quotazione in Borsa, fregandosene dei piccoli azionisti.

Basta guardare i grafici delle IPO italiane degli ultimi 2-3 anni e vedi subito i nomi dei seri – v. Cucinelli, Moncler - e di quelli invece che si sono quotati giusto per spremere più limoni possibili e portarsi a casa il malloppo (e adesso i peggiori di loro con le quotazioni più che dimezzate dalla partenza si arrampicano pure sugli specchi, rimandando con giustificazioni traballanti la pubblicazione delle trimestrali, alla faccia della trasparenza!).

E’ proprio la trasparenza nel vedere le somme versate in ogni campagna e talvolta anche i nomi dei singoli finanziatori ed il meccanismo del feedback, che riduce drasticamente la possibilità di raggiri e truffe, che verrebbero facilmente rese pubbliche.

Ci sono dunque una serie di fattori psicologici che stimolano il fenomeno del crowdfunding:

  • La REPUTAZIONE, ossia la credibilità che un soggetto ha all’interno del gruppo sociale. Se la Borsa pullula di furbacchioni che si inventano di tutto pur di abbellire bilanci, previsioni e interpretazioni varie, nel campo del crowdfunding si deve necessariamente giocare a carte scoperte nella presentazione della campagna e nel suo seguito e, se uno fa troppo il furbo, difficilmente gli verrà concesso di rifarlo e verrà censurato.
  • La FIDUCIA: veniamo da decenni dove i risparmiatori hanno ricevuto dal mercato una batosta dietro l’altra ed i livelli di fiducia nelle istituzioni sono bassi come non mai. Eppure non è corretto dire che viviamo nell’era della sfiducia, perché i nostri comportamenti quotidiani dicono l’esatto contrario: milioni di persone prestano le loro case a perfetti sconosciuti, scambiano valute digitali online e si fidano addirittura dei robot. Questa fiducia non più locale, ma “distribuita”, è un cambiamento epocale, nonché una grande opportunità e il crowdfunding si inserisce perfettamente in questo nuovo paradigma.
  • La PARTECIPAZIONE: sapere di non essere solo un semplice investitore invisibile e semi-inconsapevole tra i tanti, fa sentire importanti ed appartenenti ad un progetto più grande. Essere attori e non più solo spettatori nell’avviare e nel fare crescere un’impresa è un motore fortissimo. D’altronde, si sa l’uomo è un animale sociale e lo dimostra anche qui.

Arriviamo ai giorni nostri: il 25 marzo 2019 il crowdfunding sbarca in Borsa a Milano!

Crowdfundme è una primaria piattaforma italiana dedicata agli investimenti collettivi nel capitale di rischio di Startup e Pmi, che ha messo sul mercato il 30% del capitale sociale (313.140 azioni a 9 euro cad.) e ha raccolto ben 2,8 milioni di euro. Guidata dal fondatore ed amministratore delegato Tommaso Baldissera Pacchetti, Crowdfundme ha l’ambizione, in quanto prima società fintech quotata a Piazza Affari, di essere da esempio per tutto il sistema: dopo aver chiuso 46 campagne di raccolta fondi per startup di varia natura, ci sono altre startup pronte ad approdare sul mercato dopo aver raccolto fondi sulla loro piattaforma.

Questo rappresenta un primo importantissimo punto di contatto tra il settore del finanziamento dal basso (democratizzazione della finanza) ed il mercato dei capitali, impensabile fino a pochi anni fa.

Nel 2014 la Commissione Europea ha pensato di integrare il crowdfunding con le “tradizionali fonti di finanziamento per contribuire a finanziare l’economia reale” e nel 2016 per la prima volta il crowdfunding ha superato per volume d’investimento nel mondo i fondi di venture capital. Si pensi che nel 2010 la raccolta era inferiore al miliardo di dollari, mentre nel 2015 la raccolta sfiora i 34 miliardi. Secondo un rapporto della Banca Mondiale, entro il 2025 gli investimenti in questo settore toccheranno i 93 miliardi di dollari.

Secondo uno dei più importanti blog del settore, Crowdfund Campus, si stanno delineando 3 tendenze, che si pensa domineranno il panorama nei prossimi anni:

  • La moltiplicazione delle piattaforme di nicchia dedicate a specifici settori: gaming, sport, cinema, musica etc
  • L’evoluzione dell’investitore tipo: dal semplice cittadino, senza particolare formazione finanziaria, che utilizza i risparmi perché incuriosito e intrigato da progetti innovativi, al vero professionista del crowdfunding, in grado di valutare a fondo la fattibilità di un progetto.
  • La nascita di piattaforme aziendali proprietarie per la raccolta fondi: soluzione innovativa per finanziare ad esempio attività di ricerca e sviluppo.

Al di là dei numeri, delle percentuali o dei grafici, sono le PERSONE con le loro idee e visioni a creare nuove opportunità. Ottenere capitali per avviare una nuova attività imprenditoriale è spesso il primo ostacolo che un imprenditore deve affrontare e il fintech (servizi finanziari di nuova generazione incentrati sull’ausilio delle tecnologie) tramite il crowdfunding cerca di arginare il problema, facendo leva sempre più sulle relazioni interpersonali e riducendo rischi e costi.

Un ottimo esempio di finanza alternativa, soprattutto ora che i tassi sono a zero, un asset class in forte crescita, che piace sempre di più ai retail, che possono così investire in strumenti con un potenziale ritorno estremamente elevato, seppur non nell’immediato, e naturalmente proporzionale al rischio.

Luana Velardo

Bankarate – l'Attualità